Ricettario in TV: quanto sono apprezzati i programmi sul cibo?

Dai ricettari in diretta ai talent culinari: ecco quanto piacciono i programmi sul cibo e perché continuano a funzionare.
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Nel panorama televisivo italiano, c’è un filone che non conosce crisi: quello dei programmi dedicati al cibo. Dalle gare di cucina ai documentari sulle tradizioni gastronomiche regionali, dalle sfide tra aspiranti chef ai format più rilassati dove cuochi professionisti o appassionati condividono ricette e trucchi del mestiere. I programmi sul cibo hanno conquistato una fetta sempre più ampia di pubblico, diventando una presenza fissa nei palinsesti e, spesso, creando vere e proprie icone della cultura pop. Ma cosa rende questi programmi così irresistibili per milioni di spettatori?

In parte, il merito è del legame profondo che gli italiani hanno con la cucina: mangiare non è solo nutrirsi, è un rito, un atto sociale, un momento di condivisione. Guardare qualcuno cucinare in TV, che sia in una cucina casalinga o in uno studio allestito come una sala ristorante, attiva ricordi, stimola il gusto, fa venire voglia di mettersi ai fornelli o, quanto meno, di ordinare qualcosa di buono. Inoltre, molti di questi programmi sono costruiti per generare suspense, emozione, empatia: pensiamo a MasterChef, dove ogni piatto diventa il centro di una storia personale e ogni giudizio può cambiare la vita di un concorrente.

Non a caso, negli ultimi anni, l’interesse verso questo genere è aumentato anche grazie a format che uniscono cucina, viaggio e racconto, come quelli condotti da chef e food blogger che esplorano regioni, tradizioni, ingredienti. Si crea così un’esperienza quasi sensoriale, in cui lo spettatore “assaggia” visivamente i piatti, scopre curiosità e segreti, e vive il cibo anche come patrimonio culturale. Tutto questo senza alzarsi dal divano. E spesso, proprio questi programmi diventano un invito a provare, a cucinare, a sperimentare. Non è un caso che molte persone inizino a cucinare per hobby dopo aver visto uno show culinario, o che i prodotti usati dagli chef in TV registrino picchi di vendita nei giorni successivi alla messa in onda.

Il boom dei cooking show e la loro evoluzione

Dagli anni ’90 a oggi, il modo di raccontare la cucina in televisione è profondamente cambiato. Inizialmente si trattava di rubriche semplici, inserite in programmi più ampi, dove cuoche o cuochi – spesso non professionisti – spiegavano come fare una torta o un piatto di pasta. Con l’arrivo dei primi format strutturati, la cucina è diventata protagonista: da “La prova del cuoco” a “Cucine da incubo”, da “Bake Off” a “4 Ristoranti”, i cooking show hanno iniziato a declinarsi in mille modi, mantenendo al centro sempre la stessa cosa: il cibo, e tutto ciò che vi ruota attorno.

La vera svolta è arrivata con i reality culinari, capaci di mixare competizione, emozioni, storytelling e alta cucina. Il pubblico si è affezionato ai giudici, ha preso le parti dei concorrenti, ha imparato a distinguere una cottura a bassa temperatura da una a vapore. Insomma, si è formata una cultura gastronomica diffusa. Anche le piattaforme di streaming hanno colto il trend, offrendo intere stagioni di programmi dedicati al cibo, spesso con una produzione di qualità cinematografica e un tono più intimo e narrativo.

Ma oltre alla tecnica, questi programmi parlano anche di persone: delle loro storie, sogni, paure. Il piatto diventa il mezzo per raccontare un’emozione, una rinascita, un legame. E questo rende il format universale. In effetti, anche guardando i dati di ascolto, si nota come i programmi sul cibo riescano ad attirare fasce di pubblico molto diverse: dai giovani ai pensionati, dalle famiglie alle persone sole. E mentre cresce il numero di format, cresce anche la varietà di approccio: ci sono quelli scientifici, quelli ironici, quelli romantici. Alcuni sono vere e proprie gare all’ultimo soufflé, altri sembrano viaggi antropologici tra mercati e trattorie di provincia.

Un esempio lampante dell’affetto del pubblico per questo tipo di programmi si trova anche analizzando gli show TV più apprezzati in Italia, dove i titoli legati al cibo ricorrono spesso nelle classifiche, dimostrando come questo genere sia entrato nel cuore degli spettatori al pari dei grandi talent o dei talk show politici. La cucina in TV è diventata un linguaggio, un racconto, una compagnia. In certi casi, quasi una forma d’arte.

Cucina e identità: perché ci emozioniamo davanti ai fornelli altrui?

Guardare qualcuno cucinare in TV è qualcosa di più che semplice intrattenimento. È un atto di identificazione, è nostalgia, è desiderio. Quando uno spettatore segue una puntata di un programma culinario, spesso lo fa per rilassarsi, ma anche per sognare. Le mani che impastano, gli ingredienti freschi sul bancone, le musiche di sottofondo: tutto contribuisce a creare una piccola magia domestica. E non importa se poi non si replicherà mai quella ricetta, o se si cucinerà qualcosa di completamente diverso. Il punto è partecipare, sentirsi parte di quell’universo fatto di passione, precisione e gusto.

Questi programmi hanno anche un forte valore culturale e sociale. Mostrano tradizioni, regionalismi, usanze dimenticate. In alcuni casi, riscoprono piatti che stavano scomparendo, salvano ricette tramandate solo oralmente, danno voce a cuochi non professionisti ma detentori di un sapere importante. E in un mondo dove tutto corre veloce, la cucina raccontata in TV rallenta il tempo. Invita a fermarsi, ad ascoltare, a gustare. Persino chi non ama cucinare finisce per affezionarsi ai protagonisti di questi format, che siano giudici severi o concorrenti impacciati ma simpatici. C’è una dimensione umana che va oltre il piatto, e che spesso riesce a commuovere più di molte fiction.

C’è poi il valore educativo: molti programmi spiegano tecniche, storie degli ingredienti, legami con il territorio. Insegnano, intrattengono e ispirano. È una forma di divulgazione culturale mascherata da intrattenimento, e forse è proprio questo il segreto del loro successo. Anche per questo motivo, i programmi sul cibo sono sempre più presenti nei palinsesti delle reti generaliste, ma anche dei canali tematici, delle piattaforme digitali, dei social network. TikTok, YouTube, Instagram pullulano di mini-format ispirati ai grandi show televisivi, con micro-video da pochi secondi dove si preparano ricette con lo stesso stile visivo accattivante dei grandi show.

I programmi sul cibo non sono solo “contenuti televisivi”: sono esperienze multisensoriali, viaggi culturali, racconti emozionanti. Sono un modo per stare insieme anche se separati, per conoscere meglio se stessi e il mondo, per ritrovare sapori che credevamo perduti o per sognare quelli che ancora non abbiamo assaggiato. In un’epoca in cui siamo costantemente distratti, questi programmi hanno il potere raro di catturare l’attenzione e farci sentire – anche solo per mezz’ora – completamente immersi in una storia fatta di profumi, colori e passione.

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